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Museo del Fumetto - Quasirosso 2020

In occasione del workshop de La Scuola del Fumetto di Cosenza, tenuto da Giovanni Esposito, alias Giò Quasirosso, è stata inaugurata una mostra con i disegni del giovane artista napoletano. Per conoscerlo meglio vi riproponiamo una versione parziale di una bella intervista fatta all’artista da Zara Shakere e pubblicata sul sito lateralpost.wordpress.com.

Giovanni è un giovane illustratore che abbiamo trovato su Instagram parecchio tempo fa e siamo finalmente riusciti a pubblicare una sua intervista. Ci tenevamo molto che lui partecipasse al nostro progetto dato il suo approccio al mondo femminile spesso protagonista nelle nostre interviste.

Ciao Giovanni, vedendo i tuoi disegni abbiamo subito notato un particolare interesse nel ritrarre donne nel pieno della loro intimità o immerse nei loro pensieri. Cosa scaturisce questo voler raffigurare un mondo così complicato e vasto come quello femminile?
Da bambino ho sempre disegnato super eroi, ninja o in genere personaggi dei cartoni animati. Per qualche anno poi smisi di disegnare perché non pensavo potesse essere la mia strada, sembrava una perdita di tempo. Conobbi poi una ragazzina, anche lei disegnava. Per impressionarla ricominciai ad usare le matite e da quel momento non ho più smesso. Fu la mia prima vera cotta e lì probabilmente nacque l’interesse verso un mondo abbastanza estraneo per me: quello femminile. Son rimasto folgorato sia dall’eleganza e dalla raffinatezza delle forme, quanto dalla dolcezza e dalla carica erotica che molte donne riescono a tirare fuori (anche inconsciamente) in momenti quotidiani. Quel che mi piace fare è cogliere esattamente quel momento.

Sempre in merito alla prima domanda, a cosa pensi quando raffiguri le tue donne. Provi a vedere il mondo attraverso i loro occhi? Oppure semplicemente osservi molto attentamente il loro universo dall’esterno, da spettatore?
Non credo sia possibile vedere attraverso gli occhi di una donna, posso solo provare ad immaginare, quindi nella gran parte dei casi osservo. Difficilmente dietro ciò che disegno però manca una componente di vita vissuta. Ogni donna che passa nella mia vita lascia necessariamente qualcosa che spesso, anche senza volerlo, ritrovo nelle mie illustrazioni. Uno sguardo, un colore, una curva, un gesto, anche un odore… qualsiasi cosa può lasciare un’impronta. C’è una canzone di uno che aveva più talento e cervello di me: Fabrizio De André, che ne ‘Le passanti’ canta proprio di questo.

Ci ha colpito particolarmente il tuo stile, uno stile che va dall’abbozzato all’essere un vero e proprio manifesto di dettagli ed entrambi gli stili possiamo ritrovarli in un unico disegno. Questo c’entra con il tuo carattere? Con il modo che hai di vedere il mondo circostante?
Ogni illustrazioni ha esigenze diverse dettate da ciò che si vuol raccontare. Ho sempre cercato di non fossilizzarmi su un solo modo di fare proprio per potermi permettere questa libertà. Ci son situazioni nelle quali bastano poche linee per raccontare tutto, dove anche un solo segno in più risulterebbe fastidioso per l’armonia generale dell’illustrazione; mentre in altre mi lascio totalmente andare ad una danza di forme, colori e dettagli, mi capita proprio di vederle certe cose, tipo spesso in treno osservo persone e nella mia testa iniziano o ad aggiungersi o a sottrarsi particolari. Devo solo tornare a casa e mettermi a tavolino.

Dal tuo profilo Instagram abbiamo notato con piacere che ti dai anche da fare con la musica. Come influenza, questa, i tuoi lavori?
Non siete i primi a sottopormi questa domanda, immagino di dover pubblicare meno video dei miei deliri musicali su Instagram. Sono in buoni rapporti con la musica: ne ascolto tanta, e tanta ne passa attraverso la mia matita. Il suono spesso influenza quello che è il gesto, quindi il genere varia a seconda di quel che devo disegnare. Ascolto molto dal Jazz, al rock, al pop, ai nuovi personaggi del panorama “indie” italiano fino ad arrivare anche a pezzi come 4’33” di John Cage. Spesso provo anche a disegnarla, la musica, e sono esperimenti che funzionano bene. Com’è nata la tua passione per il disegno? C’è qualche pittore a cui ti ispiri? Per quanto mi riguarda è stata una cosa abbastanza naturale: ho iniziato a disegnare come tutti i bambini immagino, solo che non ho più smesso. Caravaggio, Klimt, Schiele, Lautrec, Picasso, Duchamp, Hopper… fermatemi, vi prego.

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